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Mercoledì, 06 Agosto 2014 08:44

Ritrovato nipote di Estela Carlotto

Eravamo tutti un po commossi...Estela voleva parlare agli studenti dell'Università di Pisa, prima ancora delle riunioni ufficiali, e dell'incontro in Consiglio comunale Aperto per il giorno della Toscana. Lei, ha voluto rivolgersi ai giovani, a quelli che hanno l'età della figlia ammazzata dopo partorire in catene, in un centro di tortura e morte. Lei ha voluto rivolgersi a quelli che o studenti un po fuori corso, o giovani professori, potrebbero essere, sotto nome diverso, suo nipote, Guido.

Ha raccontato, con serenità, e senza odio, la vita, il compromesso, e la morte di sua figlia. Ha detto di sapere tramite testimoni che non potevano più tenersi il segreto, che in quelle poche ore dopo partorire, sua fliglia aveva chiaramente detto che avrebbe voluto chiamarlo Guido, come si chiamava suo padre, anche lui in prigione per far la scomoda domanda ai potenti militari: "dov'è mia figlia?"
Allora Guido ebbe un nome, una famiglia e una nonna che non ha mai mollato la sua ricerca. Che non ha mai smesso di sapere che la vita, così piccina, che era stata rubata, sarebbe ritrovata. Ed oggi può, finalmente, sentire che sua lotta, sue sofferenze, sue perdite non sono state inutili. che quello che manco la Chiesa ha mai voluto svelare, perchè solo militari e preti sapevano istituzionalmente quello che era stato il destino dei bambini rapiti, oggi è venuto a galla per il dubbio seminato dalla coerenza, dalla lotta pacifica, dalla resistenza e dall'amore che superano gli scogli del potere.
Ho pianto, come piango da tanti anni ogni volta che la sento. E man mano che passa la vita, e le proprie circostanze mi avvicinano nel capire cos'è l'amore per un figlio, la paura di perderlo o vederlo soffrire, il senso diventa più carne, più umano, e più sensibile sulla pelle e dentro la carne.
Oggi è una giornata di gioia, e non solo per lei, per le nonne che continuano a cercare, per quelle che son morte senza trovare i loro cari. Ma è una festa per noi come umanità. Perche nella nostra debolezza, siamo capaci, e le nonne lo dimostrano ancora, di diventare più forti e potenti del potere assoluto. Il supporto mutuo, il non arrendersi, la capacità di passare la consapevolezza del dolore e della speranza, ci rendono capaci di sconfiggere il terrore. E di superare nostri diversi modi di pensare e le diversità politiche. Siamo, sopratutto, e niente meno che esseri umani, e nostra forza è solo quella, poter sostenerci, abbracciarci e donarci la forza che serve ad alzare la testa e dimostrare che siamo capaci di costruire un'etica superiore e più forte delle armi, della menzogna, della "sacra intoccabilità" che si nascondono dietro grandi parole e bei palazzi, ne Patria, ne Dio, ne Santità o Eccellenza sono più potenti alla fine che mamma, fratello, sorella, nonna, compagna...


Grazie Estela, si piange ancora, ma con un po più di dignità, e di speranza.
Hugo D. Estrella

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